Brescia, cariche contro i migranti
— Manuel Colosio *, BRESCIA, 24.3.2015 “Il Manifesto”
Diritti. I manifestanti chiedevano il riconoscimento del permesso di soggiorno
Ci
sono voluti quattro giorni di repressione con cariche, arresti, fermi ed
espulsioni di migranti per ottenere la possibilità di manifestare
a Brescia e in piazza Loggia. Questa città ha vissuto un clima di
repressione e militarizzazione del centro cittadino e della
sua piazza simbolo, fino a ieri transennata e occupata dalla polizia.
Tutto questo a causa della volontà di impedire ai migranti e alle
associazioni che li sostengono di manifestare per il permesso di soggiorno
e contro il risultato della sanatoria 2012, che a Brescia ha prodotto
un numero di rigetti che non si sono registrati in nessuna altra città italiana.
Qui la prefettura ha respinto quasi l’80% delle oltre 5.000 domande inoltrate,
ribaltando in pratica le statistiche nazionali dove invece l’80% dei
richiedenti ha ottenuto il permesso. Una situazione che obbliga quindi
migliaia di immigrati, che spesso vivono da anni in città, a lavorare
senza un contratto di lavoro e di affitto, senza la residenza,
l’iscrizione al servizio sanitario e rischiando in ogni istante
l’espulsione. Da qui la rabbia di chi si è sentito vittima di una propria
truffa: alle migliaia di euro spesi per la regolarizzazione si aggiungono
adesso anche quelli per ricorrere al Tar locale, ingolfato proprio dai
ricorsi. Una ingiustizia che ha visto diverse realtà che da anni lottano
a fianco dei migranti, come l’Associazione Diritti per Tutti, l’ufficio
immigrati della Cgil, la comunità senegalese di Brescia
e l’associazione islamica Muhammadiah, scendere in piazza per manifestare
e chiedere che si rivedessero tutte le pratiche rigettate illegittimamente.
La risposta però è stata quella di portare il livello del confronto sul
terreno dell’ordine pubblico: vietare la partenza da Piazza della Loggia
per la manifestazione di sabato scorso, blindando la piazza ed effettuando
cariche prima e durante il corteo, sgomberare domenica di prima mattina
il presidio che aveva passato la notte in piazza Vittoria, realizzando
diversi fermi che si sono tradotti per 3 migranti nella detenzione in un
Cie e per un quarto il rimpatrio forzoso; migranti e antirazzisti
però non demordono e lunedì decidono di tornare a presidiare la
piazza, ma ad attenderli però ancora una volta la polizia in assetto antisommossa,
che ha caricato per l’ennesima volta il presidio sul nascere ed effettuando
anche in questo caso 4 fermi, un arresto e provocando
4 feriti tra i manifestanti. Il tutto ordinato dal responsabile
di piazza della questura, Domenico Farinacci.
«Siamo in una città governata dalla polizia e in stato d’eccezione» ha
denunciato a più riprese Diritti per tutti, al quale si è aggiunge
il commento della Camera del Lavoro di Brescia, che per bocca del segretario
generale Damiano Galletti definisce la situazione «inaccettabile»
e chiede che si torni al dialogo. Ampia la solidarietà ricevuta da
tutta Italia: attestati di vicinanza sono giunti da diverse città, tra le
quali Bologna (dove ieri si è tenuto anche un presidio nel pomeriggio),
passando per la Valle di Susa per scendere fino a Napoli. mentre ieri
il senatore bresciano del M5S Vito Crimi ha chiesto al governo di spiegare
il perché di questa assurda gestione dell’ordine pubblico. Forte della solidarietà
e di una sempre maggiore partecipazione, la lotta quindi non si
è certo arrestata, anzi: ieri si è tornati a manifestare nel
tardo pomeriggio e al grido di «Brescia libera» centinaia di persone
hanno riconquistato prima piazza Loggia e poi la libertà di manifestare,
muovendosi in corteo per le vie del centro. Tornati in presidio in
piazza della Loggia si sono susseguiti gli interventi per chiedere
l’apertura di un tavolo di trattative sui rigetti e si è denunciata,
attraverso la riproduzione su grandi cartelli delle fotografie e la
proiezione dei video, la repressione e la sospensione dei diritti dei
giorni precedenti. In mattinata si era tenuto, tra l’altro, un incontro
tra migranti e associazioni di solidali con il sindaco del Pd Emilio
Del Bono, che dopo tre giorni di latitanza e deleghe agli altri componenti
della giunta, ha dichiarato di ritenere legittime le motivazioni della protesta,
ma ha anche ammesso allo stesso tempo di avere sostenuto l’inopportunità di
manifestare nella centrale piazza cittadina. Il movimento di lotta però
resiste e rilancia: per sabato 28 marzo è prevista una nuova
grande manifestazione che unirà le richieste specifiche dei migranti
e degli antirazzisti a quelle di tutti i bresciani di poter
manifestare liberamente in città e nella sua piazza simbolo, quella
ferita dalla strage fascista e di stato del 28 maggio 1974.
* Radio Onda d’urto